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In viaggio con Maciste
Traffico merci
In viaggio con Maciste

Per arrivare a destinazione in modo sicuro ed efficiente, le merci devono essere caricate a regola d’arte. È il compito di Fitim Badalli, che si occupa del trasbordo delle merci, container dopo container, nel terminale TC di FFS Cargo a Dietikon. Ad aiutarlo, uno strumento di lavoro speciale.

Basil Stücheli (Foto)

È un colosso quello che si dirige verso di noi. Le ruote del macchinario sono alte quanto un’automobile, e quando estende i bracci di sollevamento ricorda l’insetto gigante di un thriller di fantascienza. Per contrasto, la persona seduta nella cabina di comando, lassù in cima, sembra minuscola. Ci troviamo nel terminale TC di Dietikon, una delle 16 aree di trasbordo per il traffico combinato di FFS Cargo. Il pericoloso mostro di cui sopra è un cosiddetto «reachstacker», utilizzato per accatastare e trasbordare container, casse mobili e semirimorchi dalla strada alla ferrovia e viceversa. Il reachstacker ha una portata di sollevamento di circa 45 tonnellate e un peso proprio di 72 tonnellate.

L’operatore Fitim Badalli apre la cabina e scende gli alti gradini. Guida il reachstacker da tre anni e solleva ogni giorno centinaia di tonnellate, con un lavoro di massima precisione. «Quando scarichiamo i container dall’autocarro sul carro ferroviario, pochi centimetri possono fare la differenza.» Ci fa salire con lui nella cabina di comando e tutto diventa improvvisamente chiaro: qui non c’è nemmeno l’ombra dell’automazione, tutto è unicamente frutto di lavoro manuale. I pochi pulsanti presenti servono a comandare i singoli elementi del montacarichi, ma calcolare le distanze e le posizioni corrette è compito del conducente. Come strumento di supporto, il veicolo dispone di due videocamere che proiettano su uno schermo le immagini della zona circostante a quella di carico.

Tre decenni nella ferrovia

«La corretta movimentazione la si acquisisce con la pratica», afferma Badalli. «L’essenziale però è la concentrazione, che non bisogna mai perdere, nemmeno con la routine.» Badalli lavora per FFS Cargo da ormai 30 anni, 25 dei quali come manovratore. In passato aveva già utilizzato carrelli elevatori a forche, ma assicura che non è la stessa cosa. «Già solo per la forza di sollevamento.» Solo con il reachstacker, poi, è possibile sollevare i container da sopra o da sotto, a seconda del tipo. Tuttavia, la formazione sui carrelli elevatori è un prerequisito essenziale per manovrare un reachstacker. Quando Badalli ha sentito che FFS Cargo offriva una formazione continua sul tema, si è subito iscritto. «L’ho trovato a dir poco entusiasmante», afferma il cinquantenne, «anche perché, dopo una certa età, il lavoro di manovra non è più l’ideale.»

«Non bisogna mai perdere la concentrazione, nemmeno con la routine.»
Fitim Badalli, operatore reachstacker, FFS Cargo SA

Durante la settimana di corso, Badalli ha imparato a conoscere il mezzo e la sua gestione. «Fisicamente è molto meno stressante che manovrare, ma comunque le prime settimane dopo il lavoro ero letteralmente distrutto», ricorda ridendo. Il pegno da pagare per l’enorme concentrazione richiesta. «Bisogna essere sempre consapevoli delle enormi forze e masse con cui si lavora», commenta Badalli. «Se per colpa di una disattenzione un container di 45 tonnellate si schianta su un autocarro, il danno è enorme.» In questi tre anni, fortunatamente, il conducente del reachstacker non ha mai vissuto simili inconvenienti.

La puntualità è fondamentale

La sicurezza ha la massima priorità in questo lavoro. All’inizio, il conducente effettua un controllo della macchina. Fa un giro d’ispezione e verifica che non sia fuoriuscito liquido da qualche parte, nel qual caso contatta la ditta di assistenza per far riparare il danno. «Per fortuna abbiamo una macchina di riserva, per cui il cliente non deve mai aspettare», precisa Badalli. A Dietikon prestano servizio due conducenti in due turni: il primo inizia la mattina alle 4.45 e termina alle 13.00, mentre il secondo prosegue fino alle 21.15 di sera. Il primo turno è sempre coperto da un solo collaboratore al terminale. Dalle 12.00 alle 20.00 è prevista la presenza di due collaboratori, uno dei quali controlla se i container sono stati caricati sul carro giusto per poi inserire nel sistema le collocazioni esatte. «Per il cliente sarebbe fatale se le merci venissero consegnate nel posto sbagliato», sottolinea Badalli.

«Consiglierei questo lavoro anche alle donne. Potrebbero farlo altrettanto bene.»
Fitim Badalli

Per ogni autocarro che entra nel comprensorio, il collaboratore al terminale controlla i container, per esempio per sincerarsi che siano chiusi bene, poi quietanza la bolla di incarico e la consegna al conducente. Questa procedura di lavoro si chiama «controllo d’accettazione». Completata questa fase, iniziano le operazioni di carico e scarico. La puntualità è fondamentale, ma Badalli non si sente mai sotto pressione da questo punto di vista. Un conducente esperto come lui impiega circa tre minuti a container. «Chiaro, a volte si lavora a ritmi intensi e ci sono file di autocarri da gestire, ma ci sono anche momenti più tranquilli.» Anche durante la pandemia, Badalli non ha vissuto momenti di calma piatta: «I nostri carichi riguardano merci di uso quotidiano, derrate alimentari, apparecchiature elettriche, beni industriali, e la domanda non si arresta.»

Forse fino alla pensione

Fitim Badalli sognava fin da ragazzo di lavorare con queste grandi macchine? Ride: «Quando ero ragazzo io, non c’era niente del genere.» Ma suo figlio di nove anni sembra molto interessato al suo lavoro, racconta Badalli, padre di cinque bambini. Consiglierebbe questo lavoro ai suoi figli? «Lo consiglierei a chiunque sia interessato», risponde. Anche le donne potrebbero farlo altrettanto bene. E qual è l’aspetto più bello del suo lavoro? «Tutto», dice prontamente. E come non credergli. «Ho responsabilità, una grande varietà, il contatto con i clienti, un team eccezionale e un datore di lavoro fantastico.» Gli anni di fedeltà nei confronti di FFS Cargo parlano da soli. E Badalli non fatica a immaginarsi di lavorare per le ferrovie fino alla pensione. Accontentarsi di ciò che si ha, apprezzare i vantaggi e dare il meglio ogni giorno: questo è il viaggio esemplare di Fitim Badalli fino a qui.

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