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Due uomini, due storie e un unico impegno per il cambiamento

Quando Guglielmo Bee è stato assunto alle FFS 36 anni fa, l’omosessualità era un argomento tabù. Oggi il giovane Jan Müller non fa mistero del proprio orientamento sessuale. Negli ultimi decenni sono cambiate molte cose. Ma è sufficiente? Un’intervista tra due generazioni di omosessuali a confronto.

Guglielmo Bee (57) e Jan Müller (21) son gay e non lo nascondono.
Guglielmo Bee (57) e Jan Müller (21) son gay e non lo nascondono.

Guglielmo, i tuoi colleghi di lavoro sapevano che eri gay quando sei arrivato alle FFS?

Guglielmo Bee – No, all’epoca avevo solo 21 anni e nemmeno la mia famiglia e i miei amici lo sapevano. Al lavoro di quest’argomento non si parlava. C’era l’idea che magari questo o quell’altro collega potesse essere omosessuale ma nessuno diceva niente. Solo con il passare del tempo hanno iniziato a formarsi dei gruppetti di persone che ogni tanto si frequentavano e si confrontavano nel tempo libero. Ma allora l’argomento era ancora piuttosto tabù.

Oggi le FFS sono aperte al tema della diversità. Per te, Jan, è più semplice parlare della tua omosessualità?

Jan Müller – Immagino proprio di sì. Quando sono arrivato alle FFS ero appena andato a convivere con il mio compagno e nei colloqui l’ho menzionato. Dopotutto, gli eterosessuali parlano dei loro partner. Inoltre, avevo fatto presente il mio coinvolgimento in organizzazioni LGBTI* già in fase di candidatura. Ma non è proprio tutto rose e fiori: fare coming out è sempre un atto di coraggio e costa fatica! Molti eterosessuali pensano che una volta usciti allo scoperto la cosa sia finita lì. Ma non è così! La vita è un continuo coming out: bisogna ricominciare ogni volta che si cambia posto di lavoro, che si conoscono nuovi amici, che si entra a far parte di una nuova associazione.

Guglielmo Bee – Anch’io ho inserito il mio impegno nelle organizzazioni LGBTI* nel mio dossier. Ma nei colloqui di assunzione questo non è sempre stato preso positivamente. Una volta, una specialista in risorse umane ha esplicitamente messo in guardia un dirigente in merito ai conflitti che potevano sorgere a causa del mio orientamento sessuale. Sul lavoro ho sentito anche frasi come «Non mi faccio comandare da un gay».

Jan Müller : Gli omosessuali della mia generazione sono sicuramente più aperti.

Nonostante le difficoltà, per voi è fuori questione tenere la vostra omosessualità segreta.

Guglielmo Bee – Non voglio nascondere la mia omosessualità. Andare in vacanza con il mio compagno e poi tornare e raccontare ai miei colleghi di lavoro che ero con una donna? Inventarsi una vita parallela è veramente estenuante, non ho nessuna voglia di farlo. Ma conosco molti gay e lesbiche alle FFS che non si sono dichiarati e che fanno così da 30, 40 anni.

Jan Müller – Gli omosessuali della mia generazione sono sicuramente più aperti. Lo si può notare, ad esempio, sui social media dove con hashtag come «queer» le persone condividono i loro sentimenti. Questa apertura è possibile solo perché in passato persone come Guglielmo si sono impegnate in tal senso. Hanno costituito una community, educato le persone e fatto in modo che la gente fosse più tollerante nei nostri confronti.

Guglielmo Bee – Sì, sono stato molto attivo per anni anche se per motivi familiari nel frattempo ho dovuto abbandonare molti dei miei impegni. Ritengo, tuttavia, che il lavoro di sensibilizzazione sul tema LGBTI* non debba scemare. È importante continuare ad affrontare l’argomento nella speranza che un domani non ci sia più bisogno di parlarne. Chissà che prima o poi l’identità di genere e l’orientamento sessuale, come pure la religione, il colore della pelle e altre caratteristiche, non abbiano più alcun peso.

Guglielmo Bee: Ritengo, tuttavia, che il lavoro di sensibilizzazione sul tema LGBTI* non debba scemare.

Su questo siete d’accordo: è già stato fatto molto, ma comunque non abbastanza. Cos’altro dovrebbe essere affrontato?

Jan Müller – Speriamo che, sul piano legale, presto si arrivi al matrimonio per tutti. Inoltre, non esiste ancora alcuna protezione contro la discriminazione pubblica, che è urgentemente necessaria per garantire la certezza del diritto. Dobbiamo anche lavorare ulteriormente sul livello di accettazione delle persone queer nella società. In linea di massima è già abbastanza elevato ma ci sono delle eccezioni. Mentre sul lavoro non subisco quasi nessuna discriminazione, negli ambienti religiosi ad esempio mi sento spesso rifiutato. Dicono che l’omosessualità sia un peccato e una relazione tra due uomini un cattivo stile di vita.

Guglielmo Bee – Spesso le persone più chiuse le trovi dove meno te lo aspetti. C’è sempre chi è pronto a puntare il dito. Ecco perché ancora oggi gli omosessuali non possono vivere del tutto spensierati. Sebbene si stia andando verso una maggiore accettazione e tolleranza, la tendenza ad attacchi verbali e fisici contro gay e lesbiche è aumentata.

Come si può contrastare questa tendenza?

Jan Müller – Serve semplicemente molto tempo e occorre continuare l’educazione e la sensibilizzazione per far sì che le minoranze siano meglio accettate. Io, ad esempio, mi offro sempre volontario per parlare di omosessualità nelle scuole o tra i giovani allo scopo di far vedere che anche se gay sono una persona «normale». In questo modo, posso abbattere i pregiudizi.

Guglielmo Bee – È quello che ho fatto anch’io circa 25 anni fa. All’epoca era ancora molto complicato riuscire a instaurare un dialogo con i teenager. Spesso iniziavo chiedendo se qualcuno conoscesse una persona gay e in genere tutti negavano.

Jan Müller – In questo è molto utile poter fare riferimento a personaggi famosi. Noti youtuber o instagramer possono ad esempio costituire un modello importante per i giovani che non hanno ancora fatto coming out.

Guglielmo Bee – I modelli aiutano a rendere l’argomento anche più concreto.

Jan Müller – E ci si sente meno soli. Visto quanto sono stati importanti questi riferimenti per me, ora mi impegno in prima persona. Ad esempio, sto organizzando un evento interno alle FFS per dare un po’ di coraggio a chi ne ha bisogno.

Quanto può contribuire il datore di lavoro?

Jan Müller – È fondamentale che aziende rinomate come le FFS considerino la diversità una risorsa preziosa. È importante anche che i datori di lavoro disciplinino i rapporti interpersonali con apposite condizioni quadro e che non tollerino la discriminazione. Questo è stato uno dei motivi che mi hanno spinto a considerare un lavoro alle FFS. E so che altri giovani prestano la stessa attenzione all’argomento.

Guglielmo Bee – Se molte aziende inviano segnali chiari come le FFS, questo può contribuire al cambiamento della società.

Jan Müller – Ma anche le FFS possono ancora migliorare. Perché ad esempio le FFS non dicono chiaramente che cosa si aspettano dai collaboratori già in occasione della giornata di benvenuto? E vi starete chiedendo: che cosa potrà mai aspettarsi un’azienda dai collaboratori oltre alla prestazione lavorativa. Credo che l’accettazione reciproca sia un atteggiamento da pretendere sempre e in continuazione.

Jan Müller

Jan Müller ha 21 anni, è di Zurigo ed è alle FFS da circa un anno. Lavora a Berna nel Supporto della dirigenza della responsabile Consulenza HR e politica del personale e gestisce i rapporti con le parti sociali. Dopo un apprendistato come decoratore, il giovane ora studia economia aziendale e politica in parallelo al lavoro. Jan Müller è omosessuale e ha fatto il suo primo coming out in concomitanza con l’inizio dell’apprendistato.

Da alcuni anni Jan Müller è attivo nell’organizzazione «du-bist-du.ch», una piattaforma informativa e di consulenza sui temi della varietà sessuale e di genere. Inoltre, è membro della commissione del PS svizzero sull’orientamento sessuale e l’identità di genere e fornisce consulenza ai parlamentari sull’argomento.

Guglielmo Bee

Guglielmo Bee è pasticciere-confettiere di formazione, vive a Lucerna ed è arrivato alle FFS nel 1983. Ha lavorato prima come conduttore, poi dopo diversi avvicendamenti è diventato coach per la qualità nell’approntamento dei treni e ora, da circa due mesi, è coach per l’ambiente e la sicurezza per tre impianti di servizio della Regione Centro. Guglielmo Bee ha 57 anni, è omosessuale e ha fatto coming out con la famiglia e gli amici a 26 anni.

Guglielmo Bee è stato attivo tra l’altro nel consiglio di amministrazione di HALU (gruppi di lavoro sull’omosessualità a Lucerna) ed è uno dei membri fondatori di PinkRail (in tedesco). Si è anche impegnato nel comitato di votazione per le unioni domestiche registrate e ha contribuito all’organizzazione dei Coming Out Days nella Svizzera centrale. Oggi collabora solo con PinkRail.

L’impegno delle FFS

Le FFS si impegnano a favore di una cultura aziendale aperta e di un ambiente di lavoro privo di discriminazioni. Tutti i collaboratori devono avere le stesse opportunità, indipendentemente dalle loro differenze più o meno visibili. A marzo 2019 le FFS hanno ricevuto lo «Swiss LGBTI* Label». Il riconoscimento conferma l’impegno delle FFS nel campo delle pari opportunità delle persone con orientamento sessuale o identità di genere diversa.

«LGBTI*» è l’abbreviazione dei termini inglesi Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender e Intersexual – in italiano: lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali. L’asterisco indica che l’elenco non è esaustivo e che esistono altri orientamenti sessuali e romantici nonché identità di genere.

Nell’autunno 2016 è stata creata una rete interna alle FFS che promuove l’accettazione e la tolleranza della comunità LGBTI*: «QueerNet». È aperta a tutti i collaboratori e sostiene lo scambio di esperienze tra persone con diversi orientamenti sessuali. «Queer» è un aggettivo inglese che indica cose, azioni o persone che si discostano dalla «norma».