Snow'n'Rail: Due sci, migliaia di possibilità

Siete pronti per la stagione sciistica? Questo contributo vi svelerà tutto ciò che si può fare con due sci ai piedi sulla neve. Cinque sportivi rappresentanti delle discipline telemark, sci alpino, freeski, sci escursionistico e sci di fondo raccontano le loro esperienze più belle.

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I primi fiocchi di neve imbiancano la valle, le piste sono battute e le temperature iniziano a scendere sotto lo zero. I primi comprensori hanno già messo in funzione i propri impianti di risalita e, mentre voi siete impegnati nella lettura di questo testo, se ne aggiungono via via altri. Qual è la vostra disciplina preferita?


Qualche crampo alla coscia fa parte del gioco: Cornelia Spahr ha la passione del telemark. © Cornelia Spahr

Telemark: «L’attrattiva è enorme.»

Cornelia Spahr (47) ha scoperto il telemark più di 25 anni fa casualmente durante una gara a Engelberg. Quando suo figlio, dieci anni dopo, ha infilato gli sci per la prima volta, per lei è si è tradotto automaticamente in un’occasione per provare qualcosa di nuovo. 

«Questa disciplina non è necessariamente più difficile, ma più faticosa dello sci classico. Il movimento di affondo si ripercuote direttamente sulla coscia, ma lo sforzo merita: la sensazione è incomparabile, poiché il baricentro del corpo è spostato nettamente più in basso e ci si avvicina molto di più alla neve rispetto allo sci «normale». Inoltre, sugli sci da telemark si ha maggiore stabilità e gli scossoni vengono ammortizzati meglio dai muscoli. In breve: l’attrattiva è enorme! Soprattutto nel fuoripista.»


All’insegna della velocità e delle lamine dure: Kim Aegerter. © Kim Aegerter

Sci alpino: «La velocità fa scattare la mia carica di adrenalina.»

Kim Aegerter (23), di Lenk, è a sua volta esperta di telemark, addirittura con esperienze di competizioni internazionali alle spalle. Eppure a volte preferisce lo sci alpino.

«In particolare, quando il fondo della pista è duro, preferisco lo sci «normale». Nel qual caso, prediligo la sicurezza di una buona presa per evitare scivolamenti. Non c’è nulla di più bello che «prendere lo slancio», godersi l’intera larghezza della pista e poi guardare dal basso, insieme agli amici, le tracce lasciate sulla neve. In quest’ottica, la velocità per me conta molto: da sempre fa scattare la mia carica di adrenalina. E insieme agli amici, naturalmente il divertimento raddoppia!»


Aprire la mente e dare libero sfogo ai propri pensieri: Christian Flury sullo sci di fondo. © Christian Flury

Sci di fondo: «Per concentrarmi totalmente su me stesso.»

Christian Flury (42) preferisce prendersela con un po’ più di calma. Sebbene l’atleta nativo di Davos e presidente del club di sci di fondo locale non riesca a rinunciare in toto allo sci alpino, nulla lo entusiasma di più dello sci di fondo.

«Lo sci di fondo mi consente di ritagliarmi uno spazio tutto mio e di dare libero sfogo ai miei pensieri. Grazie a questa disciplina posso concentrarmi totalmente su me stesso, mantenendo nel contempo tutto il corpo attivo. Contrariamente allo sci, inoltre, lo sci di fondo non richiede un impegno di mezza giornata o di una giornata intera: anche un’ora o due bastano per divertirsi. Personalmente, preferisco il momento a cavallo dell’ora di pranzo; in più, nessun disguido sugli impianti di risalita e solo poche persone in giro – cos’altro si potrebbe desiderare di più?»


Con questi sci, ci si muove anche lateralmente – Mirjam Jäger lo sa bene. © Kevin Cathers

Freeski: «La nostra è una forma d’arte.»

L’ex sciatrice, che ha partecipato anche alle Olimpiadi, Mirjam Jäger (37) di Zurigo consiglia ai neofiti dello sci anzitutto di andare all’indietro: questa sensazione grandiosa e, all’inizio, un po’ strana, si prova solo col freeski. Ma si tratta comunque di una disciplina davvero sopra le righe.

«Presto o tardi, a sciare in pista mi annoiavo. Volevo provare qualcosa di nuovo e dare vita a un mio stile personale, il che mi ha portato prima nello snowpark e, da lì, nell’halfpipe, dove potevo dedicarmi a ciò che preferivo, ascoltare la mia musica ed esercitarmi nei salti. Ma il freeski consente di divertirsi non solo nei parchi dedicati: gli sci di questa disciplina perdonano qualche errore in più perché le lamine sono meno taglienti rispetto a quelle degli sci per lo sci alpino. Fare piroette sulle piste diventa quindi facilissimo! Ma gli sci presentano anche un’altra attrattiva: sono più maneggevoli e consentono quindi di saltare con meno fatica e, di conseguenza, di scatenarsi al massimo. Dietro al freeski si cela anche una certa dose d’arte: per chi è di indole creativa, questa disciplina è perfetta.»


Pendii incontaminati e natura selvaggia: Daniel Perret sul freeride. © Daniel Perret

Sci escursionistico fuori pista e freeride: «Solo tu, qualche amico, il picnic e la montagna.»

Daniel Perret (32) è guida alpina professionale presso Engelberg Mountain Guide e trascorre il 98% del suo tempo sugli sci fuori pista. Fin da bambino, i suoi genitori lo avevano sempre portato nelle loro gite sugli sci e così oggi questa disciplina è diventata parte integrante della sua vita.

«Le uscite di sci escursionistico e di freeride rappresentano anzitutto un’esperienza particolarmente intensa a contatto con la natura. Bisogna costantemente confrontarsi con la montagna. Essere impreparati su neve e tempo atmosferico può avere conseguenze gravose. Una volta acquisite le conoscenze necessarie, tuttavia, l’esperienza sugli sci diventa assolutamente completa; in più, le gite di sci escursionistico sono anche più economiche e senza spese accessorie: niente pausa caffè, niente pranzo e nessun aperitivo après-ski. Solo tu, qualche amico, il picnic e la montagna.»