BIM sta per «Building Information Modeling», la modellizzazione delle opere di costruzione. Il BIM supporta la progettazione, la costruzione e la gestione di edifici e impianti. Non si tratta di un singolo tool, ma di una metodologia di lavoro che utilizza strumenti diversi per determinati processi. Il cuore del BIM è un modello 3D digitale, che contiene centralmente i dati rilevanti di un’opera edile. Un esempio: quando una rotaia di corsa viene modellizzata come elemento costruttivo in 3D, il modello 3D integra anche informazioni supplementari come lo stato nel progetto o il profilo rotaia.
Alle FFS il 2025 è anche l’anno del «BIM», un metodo di lavoro che facilita la collaborazione nei progetti di costruzione. Di cosa si tratta, e che cosa hanno già potuto apprendere le FFS? Cinque domande a Billal Mahoubi, capoprogetto di BIM@FFS.

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Il modello 3D digitale è sempre a disposizione di tutti i soggetti coinvolti, che possono modificarlo e controllarlo regolarmente. Un esempio: nella tecnica ferroviaria, ingegneri e ingegnere specializzati in binari, sistemi di sicurezza e corrente di trazione progettano le rotaie, i segnali e i pali della linea nei rispettivi sottomodelli, che successivamente vengono integrati. In questo modo è più facile per il team di progetto verificare se tutti i requisiti sono stati soddisfatti, se ci sono conflitti tra gli ambiti specialistici o se c’è ancora qualcosa da discutere a livello generale. Il BIM consente quindi una nuova e migliore forma di collaborazione grazie alla pianificazione integrata del progetto.
I dati aggiuntivi che completano un elemento costruttivo 3D si trovano nel «catalogo dei dati tecnici BIM», in cui sono descritti i tipi di oggetto (componenti, impianti ecc.) e le loro caratteristiche (ad es. attributi). Chi desidera conoscere i dettagli può, ad esempio, andare a vedere nel
La novità è che, fin dalla fase del progetto di massima, il BIM costituirà la regola e non più l’eccezione. Ciò richiede un maggior grado di standardizzazione, disposizioni chiare e uniformi e una solida gestione del cambiamento: collaboratori e collaboratrici devono essere messi in grado di lavorare con il nuovo metodo, e quindi avere a disposizione i tool necessari e ricevere una formazione per utilizzarli. Già oggi lavorano con il BIM circa 400 collaboratori e collaboratrici delle FFS, e altri seguiranno nell’ambito dei 65 progetti definiti per il 2025. Un aspetto importante è che con il BIM introduciamo un metodo di lavoro uniforme nell’intera azienda, che vale per tutti, non importa se in Immobili, Produzione Viaggiatori o Infrastruttura.
I progetti pilota ci hanno aiutato a mantenere la vicinanza alla realtà concreta. In primo luogo abbiamo potuto dimostrare che questo metodo di lavoro funziona molto bene e che il mercato è in grado di soddisfare i requisiti delle FFS. Inoltre, abbiamo constatato l’importanza di definire e descrivere chiaramente le specifiche dei dati di un progetto. E abbiamo deciso quale software è necessario per le FFS.
No, assolutamente. Il 2025 è l’inizio di un viaggio. Le FFS hanno deciso di introdurre il BIM gradualmente. Un progetto di costruzione, con le sue varie fasi, dura in media otto anni. Nei prossimi due-tre anni, le FFS si concentreranno quindi sulle attività di pianificazione con il BIM. Successivamente si passerà con i primi progetti alla fase di costruzione con il BIM. La strategia di introduzione si estende quindi fino al 2033, assicurando puntualmente alle FFS i rispettivi processi e strumenti necessari.
Billal ha conseguito un master in Ingegneria civile e un minor in Financial engineering presso il Politecnico di Losanna (EPFL). È entrato alle FFS attraverso un programma Trainee nel 2015. Entusiasta della digitalizzazione del settore edile, nel 2016 ha deciso di partecipare al programma BIM@FFS, di cui è responsabile dal 2023. Billal ha 34 anni e vive a Mézières (FR). Nel tempo libero pratica sport, prediligendo il judo e il calcio.



